Sabra Chatila. Storia fotografica di un genocidio

Sabra Chatila. Storia fotografica di un genocidio

Emo Egoli, Sabra Chatila. Storia fotografica di un genocidio, Napoleone, 1984, pp. 126. 

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Il 6 giugno 1982 le truppe israeliane invadono il Sud del Libano. L'operazione viene chiamata «Pace in Galilea», ma di fatto ha lo scopo di eliminare fisicamente quanti più palestinesi sia possibile. Dopo massicci bombardamenti, gli israeliani occupano le città di Hasbalyah, Nabatieh, Jessine, Tiro, Sidone, Damour, Rachaiya, Khaidé, entrando quindi a Beirut Est. Viene accerchiata Beirut Ovest che — ripetutamente e violentemente bombardata nei mesi di luglio e agosto — il 15 settembre è occupata dalle truppe israeliane. Il 16 settembre, milizie libanesi «falangiste», con il supporto e la copertura degli israeliani, entrano nei campi profughi di Sabra e Chatila, a Beirut Ovest, al fine di «fare pulizia». I contingenti palestinesi armati dell'OLP sono ormai fuori.
Nei campi sono rimasti quasi soltanto civili: sono donne, bambini e vecchi indifesi, che vengono spietatamente trucidati dai miliziani. Questo volume presenta la storia fotografica di un massacro durato tre giorni, che ha sconvolto il mondo e contro il quale si sono levate voci di acuta protesta anche all'interno di Israele.
Le vittime si contano a centinaia e poi a migliaia, anche se nessuno sa esattamente (e forse non sapremo mai) quanti infelici siano caduti, colpevoli soltanto di appartenere ad un popolo martoriato che chiede — come è suo diritto — una terra, una patria, una sovranità.